Cara Lega, su Vannacci bastava ascoltare i giovani: perché non lo hai fatto?
- The Journalai
- 4 giorni fa
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Da un lato il tripudio social e la corte marziale digitale per l'addio del general traditore. Dall’altro qualcuno lo rimpiange già. A Pontida 2025 due striscioni avevano avvisato il partito. Ma all'epoca si è fatto finta di non vedere.

“La smetteremo di parlare di passato e di Xª Mas. Non ci sarà più diatriba su temi che riguardano al passato ma si guarderà al futuro”. La voce al telefono è quella di un giovane militante piemontese della Lega, che lo scorso anno si ritrovò, con altri, a doversi barcamenare tra pressioni e richieste di chiarimento, per aver esposto, durante l’ultima Pontida, uno striscione con un messaggio chiaro ai vertici del partito: “La militanza ha ancora un valore?”. Oggi, accusare Vannacci di essere un voltagabbana, va molto di moda dalle parti di via Bellerio. Fino a poco tempo fa, però, non era così. E anzi, qualcuno, al contrario, pensa che lasciarlo andare via sia stata una mossa sbagliata.

Facciamo un riassuntino. Vannacci lascia la Lega, Salvini gli dice che è un traditore alla Gianfranco Fini (parallelo discutibile) e il popolo del Carroccio esplode in un tripudio social di storie, condivisioni e like per “celebrare” l’addio del generale. Una corte marziale virtuale, per l’ex-parà che si fece politico di professione. A cominciare proprio dal segretario, che nel post in cui ha ufficializzato la separazione ha allegato un estratto del discorso che Vannacci fece all’ultima Pontida. “Tanto Vannacci se ne va, usa la lega come un pulmino. Ma io ci credo nella parola data e nell’onore”, diceva l'ex-vicesegretario. Uomini forti destini forti, direbbe l’allenatore della Juventus Luciano Spalletti.
L’altro striscione di Pontida e il seme della divisione. Quello che alludeva alla scarsa militanza di Vannacci e dei suoi, però, non era stato l’unico striscione spuntato sul pratone lo scorso settembre. “Inutile prendersela col Generale dopo aver tradito ogni ideale”, recitava un altro. Mittenti, i giovani leghisti modenesi. Quasi una risposta a distanza, sebbene non perfettamente simmetrica. “Siamo passati dall’essere il partito del "Basta Euro" al sostenere un esecutivo a guida di Mario Draghi e – scrissero in un comunicato - crediamo che un po’ di autocritica vada fatta”. I giovani canarini sostenevano, in pratica, che limitare l’ascesa politica del generale fosse ingrato e svilente: “Se gravitiamo ancora su queste percentuali lo dobbiamo soprattutto a lui”, aggiungevano.

Il minimo comun denominatore fra i due striscioni era la mancanza di ascolto per i giovani. Nel mirino dello striscione “la militanza ha ancora un valore”, però, non c’era tanto Vannacci, accusato talvolta, più o meno velatamente, di parlare troppo poco di Nord o di non avere una storia comune. Il messaggio era rivolto ai senior del partito, per la decisione di nominarlo a vicesegretario e per aver messo in secondo piano chi viveva da anni di circoli, gazebi e iniziative. Da una prospettiva diversa, sicuramente più affine alle istanze del generale, proveniva il secondo. “È forse un errore riportare al centro temi come l’importanza della sovranità nazionale, dell’identità e dei valori di un popolo?”, si chiedevano i giovani modenesi che lamentavano, a loro volta, il poco coinvolgimento della base: “Se fosse stata ascoltata maggiormente la voce della politica sul territorio, forse il rischio di commettere certi errori (il governo col Pd ndr) sarebbe stato arginato”.
Raccontammo dello striscione dei ragazzi piemontesi sulla militanza nel nostro sito. La reazione fu immediata e, quella sì, da caserma militare. Gli autori subirono una forte reprimenda come altrimenti non poteva essere. Non furono, però, espulsi e il responsabile dei giovani Luca Toccalini si trovò nella non semplice situazione di gestire il clima e riportarlo a toni più pacati. Nulla, all’epoca, poteva ufficialmente incrinare il sodalizio fra Salvini e il generale. Figuriamoci a Pontida, dove la parola chiave è “unità”.
Tutti vogliono essere ascoltati. Ma i giovani leghisti sono divisi? E oggi? Oggi leggiamo in un post di un consigliere regionale emiliano, Stefano Bargi, che con l’ingresso di Vannacci “si poteva almeno ravvivare la fiamma dell’ala sovranista e identitaria della Lega, ridotta al lumicino dopo la follia della svolta Draghi”. Nostalgia canaglia, a cui si contrappone chi invece vede nell’addio del generale un toccasana per l’anima del partito: “Siamo stati sacrificati perché lui mettesse i suoi uomini. Son contento che si sia levato dal cazzo”, ci fa sapere un militante dei giovani sotto il Pò. “Per noi non è un giorno felice ma – rincara un altro piemontese – dopo mesi di pressioni possiamo dire di essere almeno soddisfatti e guardare al domani con più fiducia. Noi siamo la Lega, noi siamo i Giovani Padani”. “Adesso senza Vannacci le cose cambieranno, probabilmente in peggio e a noi sarà chiesta fedeltà cieca alla linea”, ribatte idealmente un militante della bassa modenese. Insomma, tutti chiedono di essere ascoltati ma, stringi stringi, da prospettive molto differenti. I delusi della vicenda Vannacci se ne andranno? Solo il tempo ce lo dirà.
Da via Bellerio, intanto, ci viene raccontato un clima di serena accettazione durante il federale che ha celebrato la separazione. Nessuno si è arrabbiato, anche perché esporsi adesso vorrebbe dire accusare Salvini di aver portato la Lega in questa situazione. E a ben vedere, sarà forse proprio il Carroccio a guadagnarci. “Vannacci ha comunque portato voti alle europee e adesso rosicherà qualcosa a Fratelli d’Italia”, prova ad azzardare un parlamentare di lungo corso. “E se fosse stato un piano preparato fin dall’inizio?”, caldeggia alla cospirazione una giovane funzionaria del partito.

Quello che sappiamo è che gli striscioni di Pontida assumono oggi i contorni di una profezia mancata. I ragazzi ci avevano visto lungo, il partito un po’ meno. Avevano capito prima di tanti altri che il matrimonio politico era di convenienza e destinato a finire male. Sia chi, tra questi, si riconosceva di più nella lega nordista e federalista, sia chi vedeva al sovranismo vannacciano l’antidoto per fermare l’emorragia elettorale verso Giorgia Meloni. Ma avevano avuto il torto imperdonabile di dirlo in anticipo. A Pontida 2025 il futuro aveva già alzato la mano. Qualcuno, però, guardava da un’altra parte.
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