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"Cretina, chi cazz* la caga?": Ignazio scatenato. Ma nessuna ripresa è stata fatta di nascosto

7 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min



C’è una regola non scritta della politica italiana: puoi litigare su tutto, puoi avere idee diverse, puoi persino fingere di andare d’accordo per anni. Ma c’è una cosa che non devi mai dimenticare: comportarti bene agli eventi pubblici, dove le telecamere possono essere ovunque.A Milano, durante una manifestazione del centrodestra, il nostro Ignazio nazionale sembra aver saltato proprio questo passaggio.


Non staremo qui a raccontarvi tutta la dinamica dell’accaduto perché, se siete arrivati fin qui, probabilmente la conoscete già.


Dopo che Letizia Moratti ha chiesto il microfono a Silvia Sardone, rivendicando il diritto di parlare in quanto ex sindaca, la leghista si è allontanata visibilmente scazzata, dirigendosi verso la zona presidiata dai rappresentanti di Fratelli d’Italia.

Nel frattempo arriva Ignazio La Russa, che si avvicina a un alleato e gli chiede: «Come si chiama la candidata sindaca della Lega?». A quanto pare, non se lo ricordava nemmeno lui.

Dopo aver ricevuto il suggerimento, si gira verso di lei e urla: «Sardone!!!!».

Lei si avvicina e si sfoga con il presidente del Senato: «La Moratti mi ha chiesto il microfono, dicendomi che voleva parlare perché era stata sindaca».

La risposta di La Russa? «Ma chi se la caga? È una cretina!».

Qualcuno lo avverte: «Ci sono i giornalisti!».

Ma lui prosegue: «Ma una può dire “parlo perché sono sindaco”?».

Ecco. Il resto lo avete visto.


MA QUINDI, SECONDO VOI, NON POSSIAMO RIPRENDERE?


Abbiamo ricevuto diversi messaggi del tipo: «Siete come Report, registrate di nascosto!».

Ragazzi, facciamo un attimo chiarezza, perché forse è il caso di spiegare come funziona la legge.

Se un politico parla durante un evento pubblico, in linea generale può essere ripreso e il video può essere pubblicato anche senza il suo consenso. Naturalmente, ci sono delle regole da rispettare.

1. Puoi riprendere.

Se un politico interviene durante una manifestazione pubblica, un comizio o una conferenza stampa aperta al pubblico, in genere puoi filmarlo, nel rispetto delle norme applicabili.

2. Puoi pubblicare il video.

Se il filmato documenta un fatto di interesse pubblico, la pubblicazione può essere legittima anche senza il consenso della persona ripresa. Tra i riferimenti normativi c’è l’articolo 97 della Legge sul diritto d’autore, che prevede alcune eccezioni al consenso per le immagini di persone note o collegate a fatti di interesse pubblico.

3. Puoi fare ironia.

La satira è una forma di espressione tutelata. Puoi commentare un episodio politico in modo ironico e pungente, rispettando i limiti previsti dalla legge.

4. Non puoi inventarti le cose.

Non puoi modificare un filmato per far dire a qualcuno qualcosa che non ha detto, né tagliarlo in modo da stravolgere il significato delle sue parole. Il contesto conta.

E no, nel nostro caso non abbiamo alterato le parole pronunciate da La Russa.


VIDEO GIRATO DI NASCOSTO?


Ragazzi, chiariamo anche questo punto.

Quando si parla di riprese nascoste, si pensa spesso a telecamere occultate, occhiali con videocamera integrata o altri strumenti che permettono di registrare senza che gli altri se ne accorgano.


Nel nostro caso, il cellulare era tenuto in alto e ben visibile. Chiunque si trovasse lì avrebbe potuto accorgersi che stavamo riprendendo. Tant’è che anche Sardone se n’è accorta.

Quindi, prima di inveire contro tre giornalisti precari che portano avanti autonomamente un progetto di informazione, forse sarebbe il caso di farsi un’altra domanda.


Non sarebbe più sensato indignarsi per le parole pronunciate da un rappresentante delle istituzioni, soprattutto quando si tratta del presidente del Senato?


Perché noi possiamo essere precari, possiamo essere tre ragazzi che cercano di costruire una realtà d’informazione indipendente, possiamo anche sbagliare. Ma documentare un fatto di interesse pubblico e raccontarlo non diventa automaticamente una colpa solo per la modalità con cui è stato raccontato.


Il problema non è che ci fossero delle telecamere. Il problema è quello che è stato detto davanti a quelle telecamere.

O no?

 
 
 

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