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Alemanno, Vannacci e il saluto gladiatorio. Ma che c'entra Robin Hood?

Fuori dal carcere di Rebibbia la festa per Alemanno e il bentornato del generale a cena. Baci, abbracci e saluti gladiatori. Ma perché Vannacci paragona l'ex-sindaco di Roma a Robin Hood, non è dato sapere


Cosa c’entra Robin Hood con Gianni Alemanno? E il saluto gladiatorio che il generale Vannacci ha scambiato con l'ex-sindaco di Roma, che ci incastra con la contea di Nottingham? Poco, niente. O forse, invece, tanto, tutto. Da una parte un eroe della letteratura britannica, dall’altra l’eterno ragazzo di destra che sogna il ritorno dell’MSI. Il primo rubava ai ricchi per dare ai poveri, il secondo è stato condannato in via definitiva per traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. Il primo si rifugiava dallo sceriffo di Nottingham nella foresta di Sherwood, il secondo non ha resistito a fregarsene delle prescrizioni per la pena alternativa alla detenzione e, per questo, in carcere c’è finito comunque.


I due personaggi, a meno di non voler fare del romanticismo nostalgico da vecchi camerati, ci azzeccano poco l’uno con l’altro. Tranne per una cosa, tutti e due sono stati in prigione. E di fatti, nell’annunciare sui social che sarebbe andato a trovarlo dopo la sua uscita da Rebibbia, il generale Vannacci non ha resistito a pubblicare un montaggio (visionario, a tratti esilarante), in cui alterna il suo eloquio ad alcuni estratti del film Robin Hood - Principe dei ladri.



“Sto andando a Roma a salutare un amico perché forte non è chi non cade”, dice Vannacci mentre cammina all’interno di una stazione ferroviaria, accompagnato da una melodia dolce e malinconica. Stacco su ambientazione medievale, esterno giorno. La bella Lady Marian del film (Mary Elizabeth Mastrantonio), fa eco al generale rivolgendosi a Robin Hood (Kevin Costner, lo ricordiamo tutti): “La sola cosa che ricordo di te è che eri un prepotente viziato, che mi bruciavi i capelli da bambina”. E qui, il primo interrogativo: ma se Alemanno è Robin Hood, in questo metadialogo, non è che dovremmo immaginarci Vannacci nei panni di Lady Marian? E se Vannacci è Lady Marian, perché Alemanno gli bruciava i capelli da bambino? Dettagli, poco importa, il montaggio prosegue e torna sul generale. Alludendo ad Alemanno, Vannacci dice che il più forte non è chi non cade, bensì “chi cade e si rialza, più forte di prima”. Il cerchio, qui, si chiude con il rientro su Robin-Gianni-Hood, che confida a Lady Marian: “Permettimi di dire che gli anni di guerra e di prigionia possono cambiare un uomo”.


“Bentornato Gianni”, conclude Vannacci, che non abbiamo ancora capito se politicamente stia con chi ruba ai ricchi per dare ai poveri, o con i ricchi per governare chi non ha occhi per piangere. Ora, effettivamente, stando a ciò che dice l’ex-sindaco di Roma, il carcere lo ha cambiato per davvero. Perché altro non può che fare quello, in un Paese come il nostro, il carcere. Alemanno, invero da sempre schierato contro pena di morte e iscritto all’associazione Nessuno tocchi Caino, parla da radicale ed è visibilmente preoccupato per le condizioni dei detenuti e dei penitenziari. “Qua la Repubblica italiana perde la faccia per come tratta la gente”, ha detto. “Sul sovraffollamento delle carceri il governo Meloni – ha rincarato – non ha fatto nulla. I detenuti soffocano nel caldo e mille ingiustizie di cui sono stato testimone”. Ordine, disciplina ma – almeno – dignità per i carcerati.


Il saluto gladiatorio fra Vannacci e Alemanno
Il saluto gladiatorio fra Vannacci e Alemanno

La sera poi, a cena, l’incontro con Vannacci. I due si abbracciano e si scambiano un saluto incrociando gli avambracci. È il saluto gladiatorio, leitmotiv della giornata di Alemanno che lo scambia pressoché con chiunque gli si palesi davanti. Da decenni icona del saluto della destra (quella anche un po' più ruspante), vive negli ultimi anni una sostanziale normalizzazione. Nel senso che è normale salutarsi in questo modo. E Vannacci, gladiatore delle normalizzazioni di ogni genere e grado, non si sottrae. Una volta una cosa così avrebbe pure fatto notizia. Il colonnino destro di certi quotidiani ne avrebbe fatto tesoretto di visualizzazioni, le pagine social – quelle indignate, come quelle esaltate – ci avrebbero marciato sopra. E invece niente. Silenzio. Ma perché?


Il generale Vannacci e il saluto gladiatorio con un altro "camerata"
Il generale Vannacci e il saluto gladiatorio con un altro "camerata"

Forse si pensa che non raccontando certe cose la gente non se ne accorga, o forse perché, appunto, ci siamo un po’ tutti abituati. L’unica certezza è che in questo Alemanno non è cambiato e non cambierà mai. Se parlando di detenuti sembra Pannella, rimessa la croce celtica al collo, la teatralità e la prossemica di certi riti lo collocano perfettamente dove è sempre stato e dove, giustamente, vuole restare. Ci chiediamo a questo punto se anche Robin Hood, in fondo, non si senta un po’ gladiatorio pure lui.




 
 
 

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