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“La presidente non vuole le divise”: A Milano arretrano i carabinieri prima dell’arrivo di Meloni




Siamo a Milano, e c'è un evento di Confagricoltura.

Sono le 16: i giornalisti e i videomaker sono già fuori da un’ora abbondante ad aspettare l’arrivo della premier Giorgia Meloni previsto per le 17.20. Telecamere piazzate, fotografi in posizione, carabinieri dietro la stampa. Tutto normale, finché all’improvviso arrivano due funzionari della questura in modalità panico da evacuazione nucleare.

“LA PRESIDENTE NON VUOLE LE DIVISE!”


A urlare questa direttiva sono dei funzionari della Questura di Milano. A volume teatro alla Scala stile tenore. E infatti per qualche secondo i cronisti pensano: oddio, golpe? cosplay vietato? è arrivata Askatasuna?


No. Semplicemente, i carabinieri devono sparire dalle inquadrature.

Gli uomini dell’Arma arretrano disciplinatamente. A un certo punto pure uno della Finanza, col sincero spirito collaborativo del dipendente pubblico italiano quando sente aria di casino, si avvicina ai funzionari della Questura e fanno: “Se serve li allontano di più”.


attesa per l'arrivo di Giorgia Meloni
attesa per l'arrivo di Giorgia Meloni

Praticamente una scena da matrimonio: “Scusate, quelli della sicurezza possono spostarsi che rovinano le foto?”.


E il retroscena è meraviglioso. Secondo fonti raccolte sul posto, l’ordine sarebbe arrivato direttamente da Palazzo Chigi direttamente alla Questura che ha organizzato le manovre di sicurezza: la presidente non vuole apparire circondata dalle forze dell’ordine. Niente cordoni, niente effetto Vinitaly, niente “aprite un varco tra gli scudi antisommossa per far passare Giorgia”.


Giorgia Meloni arriva a Milano
Giorgia Meloni arriva a Milano

Che poi è incredibile se ci pensi. Per anni la destra italiana ha avuto un rapporto quasi mistico con le divise. Le amavano tutte: polizia, carabinieri, guardia di finanza, forestale, vigili urbani, probabilmente pure gli steward del Frecciarossa. Le divise erano tipo i Pokémon: bisognava collezionarle tutte (vedi elenchi di Salvini)


Adesso invece no. Adesso le divise vanno tenute lontane dall’inquadratura. Come gli ex fidanzati tossici ai matrimoni. Perché il problema non è la sicurezza. Quella resta. Eccome se resta. Il problema è come si appare. La premier non deve sembrare protetta. Non deve sembrare distante. Non deve sembrare “casta”. Deve sembrare una del popolo. Una che passa per caso davanti a Confagricoltura mentre compra i pomodori.


Pare addirittura — raccontano fonti romane — che giorni fa abbia sbroccato perché avevano chiuso via del Corso per il suo passaggio. E lei non l’avrebbe presa bene. Che è una scena bellissima: la presidente del Consiglio che si arrabbia perché le fanno il dispositivo di sicurezza da presidente del Consiglio.


Il punto politico però è interessante. Dopo anni passati sul piedistallo inevitabile del potere, Giorgia Meloni sembra voler tornare a terra. Letteralmente. Meno blindata, meno distante, meno establishment. Solo che c’è qualcosa di poeticamente italiano in tutto questo: la leader che per anni ha difeso “le divise” adesso chiede alle divise di nascondersi dietro l’angolo perché altrimenti sembrano troppe divise.


In pratica: “Le forze dell’ordine ci devono essere. Ma non si devono vedere. Tipo il debito pubblico.” La domanda però è una sola: chissà come la prenderà il generale Vannacci, ovvero l'ala destra della Meloni.


di Daniele Alberti


 
 
 

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