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Quattro ore di vertice tra Marina, Pier Silvio e Tajani: Costa in pole per la Camera



Il faccia a faccia tra Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi e Antonio Tajani è durato circa quattro ore. Quattro ore figa... Che per un vertice politico non è una riunione: è una convivenza breve. Di quelle in cui all’inizio si parla di strategia e alla fine si ridiscute chi tiene le chiavi di casa.


Eppure, a leggere la nota ufficiale di Forza Italia (mandata dal portavoce di Tajani) sembrava una rimpatriata: “clima di grande amicizia e cordialità”, “visione unitaria e condivisa”, “rinnovata fiducia”. Mancava solo “abbracci e arrivederci alla prossima grigliata”.

Tradotto dal politichese: hanno discusso di tutto quello su cui non sono d’accordo.


Tajani arriva a Milano
Tajani arriva a Milano

Sul tavolo c’era il futuro di Forza Italia, ma soprattutto il presente: cioè chi decide davvero.

Il primo nodo è quello del capogruppo alla Camera. Paolo Barelli è ancora lì, ma più per inerzia che per convinzione. L’ipotesi è una “exit strategy” elegante: in politica non si viene rimossi, si viene accompagnati altrove. Al suo posto si gioca una partita tutta politica. Tajani spinge su Enrico Costa, uomo di equilibrio (ex di Azione) e soprattutto vicino a lui. Dall’altra parte, la famiglia Berlusconi valuta alternative. Tra i nomi circolati Cappellacci, Mulè e Bergamini


Fonti interne parlano di trattativa ancora aperta, ma con Costa in vantaggio. Che è un modo elegante per dire: non è deciso, ma quasi. Stando a quello che è trapelato tra ambienti FI, i fratelli B volevano uno di minoranza alla Camera. La trattativa è andata avanti per ore ma alla fine, salvo sorprese, Antonio Costa sarà capogruppo di Forza Italia.


Marina Berlusconi e il marito Maurizio Vanadia
Marina Berlusconi e il marito Maurizio Vanadia

Poi c’è il vero terreno di scontro, quello che nella nota ufficiale diventa “rilancio del movimento nello spirito del fondatore” e nella realtà si chiama molto più semplicemente: congressi. Tajani vuole farli subito. Chiudere la partita finché i numeri gli danno ragione. I Berlusconi invece chiedono tempo. Tempo per organizzare, per contare, per capire. Perché i congressi, più che momenti democratici, sono momenti aritmetici. E allora quattro ore diventano perfettamente comprensibili. Perché quando devi decidere chi guida il partito, chi lo controlla e quando votare per stabilirlo, non stai facendo un incontro cordiale: stai negoziando il potere.


Con grande amicizia, naturalmente.

E cordialità. Sempre cordialità.

 
 
 

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