Quattro ore di vertice tra Marina, Pier Silvio e Tajani: Costa in pole per la Camera
- The Journalai
- 10 apr
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Il faccia a faccia tra Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi e Antonio Tajani è durato circa quattro ore. Quattro ore figa... Che per un vertice politico non è una riunione: è una convivenza breve. Di quelle in cui all’inizio si parla di strategia e alla fine si ridiscute chi tiene le chiavi di casa.
Eppure, a leggere la nota ufficiale di Forza Italia (mandata dal portavoce di Tajani) sembrava una rimpatriata: “clima di grande amicizia e cordialità”, “visione unitaria e condivisa”, “rinnovata fiducia”. Mancava solo “abbracci e arrivederci alla prossima grigliata”.
Tradotto dal politichese: hanno discusso di tutto quello su cui non sono d’accordo.

Sul tavolo c’era il futuro di Forza Italia, ma soprattutto il presente: cioè chi decide davvero.
Il primo nodo è quello del capogruppo alla Camera. Paolo Barelli è ancora lì, ma più per inerzia che per convinzione. L’ipotesi è una “exit strategy” elegante: in politica non si viene rimossi, si viene accompagnati altrove. Al suo posto si gioca una partita tutta politica. Tajani spinge su Enrico Costa, uomo di equilibrio (ex di Azione) e soprattutto vicino a lui. Dall’altra parte, la famiglia Berlusconi valuta alternative. Tra i nomi circolati Cappellacci, Mulè e Bergamini
Fonti interne parlano di trattativa ancora aperta, ma con Costa in vantaggio. Che è un modo elegante per dire: non è deciso, ma quasi. Stando a quello che è trapelato tra ambienti FI, i fratelli B volevano uno di minoranza alla Camera. La trattativa è andata avanti per ore ma alla fine, salvo sorprese, Antonio Costa sarà capogruppo di Forza Italia.

Poi c’è il vero terreno di scontro, quello che nella nota ufficiale diventa “rilancio del movimento nello spirito del fondatore” e nella realtà si chiama molto più semplicemente: congressi. Tajani vuole farli subito. Chiudere la partita finché i numeri gli danno ragione. I Berlusconi invece chiedono tempo. Tempo per organizzare, per contare, per capire. Perché i congressi, più che momenti democratici, sono momenti aritmetici. E allora quattro ore diventano perfettamente comprensibili. Perché quando devi decidere chi guida il partito, chi lo controlla e quando votare per stabilirlo, non stai facendo un incontro cordiale: stai negoziando il potere.
Con grande amicizia, naturalmente.
E cordialità. Sempre cordialità.




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