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Salvini prepara la resa dei conti dopo Pontida: Romeo rischia di perdere il posto?


Nella Lega, in queste ore, c’è una domanda che gira sottovoce ma sempre più insistentemente: Massimiliano Romeo sarà ancora il capogruppo al Senato dopo Pontida? Ufficialmente nessuno lo sa, naturalmente. Ufficiosamente, però, sono sempre di più quelli che dentro il partito danno per scontato che la sua permanenza nel ruolo di Palazzo Madama sia tutt’altro che garantita.



Romeo, del resto, è diventato negli ultimi mesi uno degli uomini che più apertamente hanno rotto i coglioni a Salvini, provando a dare voce al malessere della Lega al Nord. Prima con il suo libro sul rinnovamento del partito, poi insieme ad Attilio Fontana, fino alla richiesta di costruire una nuova “squadra” attorno a Salvini. Una linea che il segretario ha tollerato, almeno fino a un certo punto, ma che oggi sembra essere arrivata al limite.



Perché il problema, adesso, non è più soltanto cosa succederà a Salvini. Il problema è cosa succederà a chi a Pontida farà troppo rumore. Salvini, negli ultimi giorni, ha iniziato a mandare messaggi che nella Lega vengono letti in modo abbastanza chiaro: chi trasformerà il pratone in una resa dei conti potrebbe pagarne le conseguenze. Il segretario non ha detto esplicitamente “chi contesta verrà cacciato”, perché in politica nessuno dice mai una cosa in modo così elegante e definitivo. Ma il senso dei messaggi che stanno arrivando ai militanti e ai dirigenti è quello: Pontida deve essere il punto finale delle polemiche, non l’inizio di una guerra.




Lo aveva già fatto capire parlando ai militanti quando aveva promesso che, nelle settimane successive a Pontida, “non ci sarà più nessun problema”. Una frase che, detta da un segretario di partito alla vigilia del più delicato appuntamento interno degli ultimi anni, può essere interpretata in due modi. Il primo è quello ufficiale: dopo Pontida ci sarà finalmente la pace. Il secondo è quello che circola nei corridoi della Lega: dopo Pontida, qualcuno potrebbe non esserci più. O comunque, non avere piu il suo ruolo.


Max Romeo
Max Romeo

E tra i nomi che girano c’è proprio quello di Romeo. Anche perché, raccontano in ambienti leghisti, il suo posto era già stato messo in discussione in precedenza. Ora la differenza è che la possibilità di una sua sostituzione non viene più considerata da molti come una semplice ipotesi. Romeo, al momento, continua a essere il presidente del gruppo Lega al Senato, ma il suo futuro potrebbe dipendere proprio da ciò che succederà a Pontida.

La procedura, peraltro, esiste ed è piuttosto semplice. Per chiedere formalmente una riunione del gruppo con l’obiettivo di sfiduciare il capogruppo serve che almeno un terzo dei senatori la chieda, specificandone la motivazione. Una volta convocata, i senatori hanno 24 ore per riunirsi e votare. Se la sfiducia passa, il gruppo deve eleggere un nuovo capogruppo. In altre parole, non serve una rivoluzione parlamentare: bastano i numeri. E Romeo, oggi, deve stare quindi molto attento non soltanto a quanti applausi prenderà, ma anche a quanti senatori avrà dalla sua parte. E pare che lui al momento ne abbia solo tre.


Matteo Salvini e Luca Zaia
Matteo Salvini e Luca Zaia

Ed è qui che la frase pronunciata da Salvini a Brugherio assume un peso particolare. Alla domanda se Romeo resterà capogruppo, il segretario ha risposto: “Romeo stasera è capogruppo al Senato, domani è un altro giorno...”. Poi ha aggiunto: “Arriviamo a Pontida, io sto preparando una bella Pontida, con messaggi importanti e con le settimane a seguire che chiariranno tante situazioni”. E quando gli hanno chiesto se dopo Pontida spariranno le polemiche, Salvini ha risposto: “È la mia sensazione”.



Romeo, del resto, non è un semplice capogruppo che si è trovato per caso al centro della polemica. È uno dei principali volti della corrente nordista ed è stato tra quelli che hanno chiesto pubblicamente una svolta nella gestione della Lega. Ad agosto aveva detto che “la Lega così non va” e che prima di Pontida sarebbe servito trovare una soluzione, pur sottolineando che Salvini avrebbe dovuto far parte della squadra.



Del resto, la Pontida che Salvini sta preparando non sembra proprio destinata a essere una festa tranquilla. Si vocifera che il segretario abbia parlato scherzando di una manifestazione “in trincea”, mentre nella Lega si ragiona da settimane sul rischio di contestazioni, sulla possibile reazione dei fedelissimi e sulle tensioni tra il gruppo dirigente nazionale e quello del Nord. Se fischieranno Romeo e Fontana allora i ragazzi di Romeo e Fontana a loro volta risponderanno quando parlerà Salvini. Vabbé ragazzi, ci sarà da divertirsi. di Daniele Alberti

 
 
 

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