Sarà Chicco Cerea a cucinare per Vance e Rubio (e l’Italia spera che basti il pacchero)
- The Journalai
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A Milano, stasera, la geopolitica si gioca a tavola. Alla Fabbrica del Vapore, mentre i grandi della Terra si preparano all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, c’è un uomo che ha una responsabilità enorme: Enrico “Chicco” Cerea. Non deve negoziare trattati, non deve firmare accordi multilaterali. Deve solo far mangiare bene JD Vance, Marco Rubio e il resto del gotha mondiale. Che, a ben vedere, è forse la missione più delicata di tutte.
Che poi.. gotha mondiale.. Stasera non ci sarà Macron e non ci sarà manco Trump. I principali nomi sono, oltre che agli americani, il capo dello Stato Mattarella e il doge Luca Zaia. Dai, a parte gli scherzi, ai fornelli della cena dei leader non poteva che esserci lui, lo chef del Da Vittorio di Brusaporto, tre stelle Michelin, tempio lombardo dell’alta cucina e della certezza assoluta: da Chicco Cerea nessuno esce scontento. Un dettaglio non irrilevante, visto il contesto fatto di malumori, posti assegnati, protocolli, sicurezza e nervi già tesi prima ancora che si accendano le luci di San Siro.
Cerea porterà in scena la sua cucina come si porta un ambasciatore: elegante, rassicurante, impeccabile. Una cucina che non urla, non provoca, ma convince. Che mette tutti d’accordo, anche quando fuori dalla sala non sono esattamente tempi di grandi armonie internazionali. Se la diplomazia fallisce, resta sempre un pacchero al pomodoro fatto come si deve. Ovviamente il menù è ancora top secret (posto che non pensiamo gliene freghi qualcosa a qualcuno). La cena è blindata: cellulari vietati riprese pure.




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