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Il manager del lusso Giuseppe Barboni si candida a sindaco. E Vannacci gli scrive: “Con che partito stai?”



San Benedetto del Tronto, di per sé, non è esattamente il centro gravitazionale del dibattito politico nazionale. E infatti non è San Benedetto la notizia. La notizia è che Giuseppe Barboni, imprenditore del lusso, manager da jet privati e yacht, atleta di lotta e cultore della disciplina estrema (non beve, dorme a cicli di un’ora e mezza, vive come se fosse sempre in fase di preparazione), abbia deciso che il prossimo upgrade della sua carriera è fare il sindaco.


Un passaggio che, detto così, suona quasi naturale: dopo aver organizzato l’impossibile per clienti ultra-facoltosi, perché non provare a organizzare una città?

Barboni si candida sostenuto da cinque liste civiche e porta con sé un immaginario che più che da municipio sembra preso da una campagna motivazionale mista a brochure immobiliare: San Benedetto diventerà “la Forte dei Marmi dell’Adriatico”, arriveranno “i grandi attori”, nascerà “il diamante dell’Adriatico”.Il tutto sotto la guida di quello che lui stesso definisce, senza particolare modestia, “il sindaco d’acciaio”.


Sul tema sicurezza, però, il linguaggio cambia registro. Qui l’imprenditore del lusso lascia spazio all’uomo d’azione: interventi “fisici”, presenza diretta, uomini addestrati, ex Legione straniera evocata come se fosse una linea di servizio opzionale — tipo concierge, ma con mimetica. A qualcuno è venuto spontaneo osservare che più che un programma elettorale sembrava una sinossi di un film anni Settanta, con le inevitabili accuse di “ronde” e derive muscolari. Barboni, dal canto suo, rivendica: lui farà “quello che bisogna fare” e, se arriveranno denunce, tanto meglio — diventeranno mediatiche. Ci sono spunti ottimi per un cinema totale.


Ma il vero salto di categoria avviene quando sulla scena compare Roberto Vannacci. Il generale, reduce da un prossimo addio alla Lega e da una fase di evidente riposizionamento politico, scrive a Barboni un messaggio che vale più di molte analisi:

“Ciao Giuseppe, complimenti per la candidatura, ma con che partito ti presenti? Molte cose in movimento negli ultimi tempi, ne parliamo alla prima occasione utile”.

Traduzione non ufficiale: interessante, fammi capire che razza di progetto è.

Ed è qui che la vicenda smette di essere folklore locale. Perché quando un imprenditore del lusso che parla come un coach motivazionale incontra un generale in cerca di nuova collocazione, il tema non è più San Benedetto del Tronto. Il tema è quel pezzo di politica italiana che sogna di rifondarsi a destra della Meloni, tra leadership personalistiche, sicurezza come parola-chiave e una narrazione costante di forza, decisione, efficienza.


In fondo, Barboni sembra portare in politica la stessa promessa che vende ai suoi clienti: niente burocrazia, niente attese, tutto risolto — possibilmente con stile. Resta solo da capire se una città possa davvero essere amministrata come un servizio VIP, o se, alla fine, anche il lusso debba fare i conti con i marciapiedi rotti e i consigli comunali.



 
 
 

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