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Siamo stati alla Leopolda e abbiamo visto un kraken umano ma sicuro di due cose

8 ore fa
Tempo di lettura: 2 min




A un certo punto della Leopolda è sembrato di assistere a un esperimento di resistenza umana: Matteo Renzi sul palco da ore, mattatore instancabile, a parlare di Conte, Schlein, Meloni, Quirinale, legge elettorale, primarie, Forza Italia, Europa, banche e probabilmente, se gli avessero lasciato altri venti minuti, anche del Festival di Sanremo.

Il problema è che a un certo punto la stanchezza si vedeva.


Renzi era stanco. Molto stanco.

Ma non abbastanza da smettere di fare Renzi.

E così, mentre sul palco tendeva il famoso ramoscello d’ulivo a Giuseppe Conte: «con il M5S ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono» fuori dal palco continuava a ragionare con la consueta sicurezza sulle prossime mosse della politica italiana. La frase, peraltro, è stata davvero pronunciata nel suo intervento conclusivo.



La scena ha qualcosa di surreale.

Matteo Renzi e Giuseppe Conte, dopo anni di scontri, si ritrovano improvvisamente nella stessa frase senza che nessuno dei due venga arrestato dalla memoria.

Il vecchio nemico grillino diventa interlocutore.

Il campo largo diventa campo larghissimo.

E Renzi, che per anni ha fatto il contrario del Movimento 5 Stelle, oggi spiega che bisogna guardare alle cose che uniscono.




Il kraken, e chi gli sta attorno, è convinto di due cose:

La prima: la legge elettorale passerà quando arriverà alla Camera nei prossimi giorni. Anche perché, parliamoci chiaro, a breve scatta la pensione. Vuoi che i parlamentari se ne privino?


La seconda: Italia Viva supererà il 3 per cento. Matteo ci crede.

Una di quelle sicurezze renziane che sembrano arrivare direttamente dal futuro.

Del resto, sulla legge elettorale Renzi aveva già pubblicamente espresso le sue valutazioni, mentre la riforma è effettivamente all’ultimo passaggio parlamentare alla Camera.


Sul 3 per cento, invece, la questione è ancora più interessante. Perché Renzi non sembra vivere il risultato come una soglia da inseguire. Sembra viverlo come un appuntamento già fissato sull’agenda. «Ci vediamo sopra il 3». Il tutto mentre sul palco, poco prima, aveva ricordato che Italia Viva deve contare «per il 3%», distinguendo il proprio peso da quello del Movimento 5 Stelle.


Insomma, il messaggio della Leopolda è abbastanza chiaro: Renzi vuole stare nel centro sinistra ma non nel campo largo. Presenterà un suo candidato, ma ancora non si sa chi. (anche se molti pensano a lui).


E Renzi, nel frattempo, continua a parlare.

Per ore.

Fino a quando la stanchezza prende il sopravvento.

Ma non la sicurezza.

Quella resta intatta.

Ed è forse questo il vero spettacolo della Leopolda: un Renzi esausto fisicamente, ma assolutamente riposato nelle proprie certezze.

Legge elettorale approvata.

Italia Viva sopra il 3%.

Campo largo da mettere insieme.

Conte da rassicurare.

Schlein da non mettere a fare il garante.


A quel punto viene quasi da chiedersi se Renzi fosse stanco perché aveva parlato per tre giorni ininterrottamente, oppure se avesse parlato per ore proprio perché era convinto di avere ancora parecchio da raccontare.




 
 
 

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