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A Valenza amano gli uccelli: alla pista di pattinaggio spuntano i peni-peluches (a norma di contratto)



Come un pene di gomma diventa perfettamente legale grazie a una clausola del contratto


A Valenza quest’anno il Natale è nel segno degli uccelli (ma non i pettirosso). Di cosa stiamo parlando? Dovete sapere che, oltre alla pista di pattinaggio sul ghiaccio, i cittadini pare possano aver finanziato anche dei pupazzetti che hanno tutta l'aria di essere dei bellissimi peluches a forma di pene. Non per scelta, non per referendum, non per provocazione artistica. Per contratto.


Funziona così: il Comune decide di affittare una pista di pattinaggio per il periodo natalizio. Non la compra, la noleggia. Quando si noleggia qualcosa dalla pubblica amministrazione, non si fa “a voce”, ma con un documento ufficiale che stabilisce cosa viene fornito e a quali condizioni. Quel documento si chiama capitolato d’appalto. Tradotto per i non addetti ai lavori: è il foglio che dice “io ti pago e tu mi dai questo, questo e quest’altro”.


Nel capitolato della pista di Valenza c’è l’elenco delle strutture: pista, tensostruttura, casetta per i pattini, recinzioni, motori, tutto normale. Poi però arriva la frase magica, quella che nei contratti pubblici esiste sempre e che serve a non dover specificare troppo. Dice più o meno così: oltre a quello che è scritto, ci possono essere “altre strutture minori, se ritenute dall’affidatario, funzionali all’utilizzo della pista”.


Questa frase, che sembra innocua, è in realtà una specie di buco nero giuridico. Perché significa che il Comune paga un pacchetto e dentro quel pacchetto l’operatore privato può mettere quello che vuole, purché lo ritenga “funzionale”.


E qui avviene il miracolo: se per attirare persone, farle restare di più o spendere di più serve una macchinetta che distribuisce pupazzetti fallici, quella macchinetta diventa improvvisamente “funzionale”. Ed essendo funzionale, rientra nel pacchetto. Ed essendo nel pacchetto, viene pagata. Con soldi pubblici.

Il Comune non ha scelto il distributore. Il Comune non ha detto “compriamo degli uccelli di gomma”. Il Comune ha fatto qualcosa di molto più elegante: ha firmato una frase abbastanza vaga da permettere a chi guadagna di decidere cosa mettere. È come andare al supermercato, lasciare il portafoglio alla cassa e dire: “Prenda quello che le sembra utile”.



Il risultato è che a Valenza nessuno ha fatto nulla di illegale. Nessuno ha sbagliato formalmente. Tutto è regolare. Il pene di gomma non è una svista: è una conseguenza. È figlio legittimo di una clausola scritta larga abbastanza da contenere qualsiasi cosa, purché produca reddito.


E così, mentre i bambini pattinano e i genitori cercano di spiegare che “no, quello non è un pupazzo”, la verità è molto semplice: non è stato un incidente, non è stato uno scherzo, non è stato neppure cattivo gusto. È stata burocrazia. Il Natale a Valenza ci ha insegnato una cosa fondamentale: non serve la fantasia per creare situazioni grottesche. Basta un contratto scritto male. Firmato digitalmente. Pagato da tutti.

Auguri.

 
 
 

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