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La cosa divertente? Denny Méndez bacchetta Vannacci, ma è la fidanzata di un deputato di FdI.



Certe volte Sanremo regala colpi di scena più interessanti delle canzoni in gara. Non parliamo di acuti impossibili o di outfit improbabili. Parliamo di geopolitica da red carpet.

Succede che il generale Roberto Vannacci venga intercettato dai giornalisti fuori dall’Ariston. Parla, argomenta, probabilmente cita concetti forti, identità, valori, cose così. Tutto molto ordinato. Tutto molto... Vannacci. E a un certo punto, dal nulla - come una coscienza critica in abito da sera - compare Denny Méndez.



Lo interrompe. Con garbo, ma lo interrompe. E gli dice: “Non sono molto d’accordo con lei.”

Sipario. Ora. Fin qui sarebbe solo un siparietto festivaliero. Se non fosse che Denny Méndez non è semplicemente un’ex Miss Italia che passeggia tra un microfono e l’altro. È la compagna di Gerolamo Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia. E qui scatta la magia.

Perché se Vannacci rappresenta la destra muscolare, quella che fa palestra ideologica con i pesi olimpici, Fratelli d’Italia è comunque centrodestra. Non il circolo del burraco progressista di Copenhagen.



E quindi la scena è questa: la compagna di un deputato di destra che redarguisce uno ancora più a destra. È come se in Formula 1 la Ferrari dicesse alla Red Bull: “Ragazzi, forse state correndo un po’ troppo". C’è qualcosa di meravigliosamente italiano in tutto questo. La destra che si divide in gradazioni Pantone: destra chiara, destra scura, destra fluo, destra limited edition Sanremo, una dinamica che eravamo abituati a vedere dall'altra parte della barricata (quella sinistra). Immaginiamo la conversazione a casa: “Com’è andata al Festival?” - “Bene, amore. Ho solo contraddetto un generale davanti alle telecamere.” - “Ah. Tutto tranquillo allora.”


Il punto non è lo scontro politico. Il punto è la scena. Perché Sanremo riesce a fare una cosa che nemmeno i talk show: trasformare una fila per entrare in teatro in un congresso ideologico improvvisato. E la cosa più comica è che non c’era aggressività. Nessun duello western. Solo quella frase lì, detta con leggerezza: “Non sono molto d’accordo con lei.”

Che tradotto dal linguaggio sanremese significa: “Generale, forse stasera cantiamo in tonalità diverse”.


E mentre fuori si discute di identità, valori e appartenenze, dentro l’Ariston cantano d’amore.

Che poi è la vera morale della storia: in Italia puoi anche non essere d’accordo politicamente, ma sentimentalmente si riesce sempre a trovare una maggioranza.

Sanremo unisce. Anche quando divide.

 
 
 

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