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“Come Sinner”, “Crucca de m...a”, “Parla italiano”. La sciatrice Delago e la colpa di parlare ladino.

L’incredibile polemica senza alcun senso contro Nicol Delago. Ma piangere durante l’inno non è già abbastanza patriottico? Ecco perché Il socialpatriottismo ha rotto il cazzo.



Alcuni esempi di commenti ricevuti da Nicol Delago
Alcuni esempi di commenti ricevuti da Nicol Delago. Photo: Stefan Brending Licenza: Creative Commons by-sa-3.0 de

Nicol Delago, discesista della nazionale italiana, vince a Tarvisio la sua prima gara in Coppa del Mondo. Grande festa sotto al podio. L’inno di Mameli risuona fra le nevi. La ragazza piange e sorride al tempo stesso, canta l’inno delicatamente e, forse, ripensa alla tanta fatica fatta per arrivare fino lì. Ha la mano destra poggiata al cuore. È la fotografia di una portabandiera del proprio Paese. È, semplicemente, bellissima. Poi torna a casa, passa qualche giorno, e scopre che dei suoi “connazionali” (virgolette d’obbligo) hanno ben pensato di dirle che non è italiana. Guardatelo il podio di Tarvisio con Delago vincente, a proposito, fa venire la pelle d’oca. Ma cosa è successo?


Per farla breve, al termine della gara dello scorso 17 gennaio, ha rilasciato un’intervista a Rai Ladinia, che è la struttura di Rai Alto Adige che trasmette contenuti in lingua ladina. E indovinate un po’ in che lingua ha risposto alle domande in ladino? Proprio in ladino, ma guarda un po’. Apriti cielo, sotto un post che riportava l’intervista sono arrivati i cultori del monolinguismo italiano, in questo caso italofono.

 

    Dal manuale di geografia: “Da quello che sento è Austriaca meglio che gareggia con l’Australia”.
Dal manuale di geografia: “Da quello che sento è Austriaca meglio che gareggia con l’Australia”.

“Se gareggi per l’Italia, parla italiano”, “Ma è italiana oppure è tedesca”, “Che cazzo di lingua parla sta stupidella”, "Ja Telefunken" e via discorrendo. Tutti figli di Dante e Boccaccio, armati di orgoglio e tricolor. Un film già visto, che per certi aspetti riecheggia l’epopea della figura di Jannik Sinner nell’opinione pubblica italiana. E, di fatti, più di una persona scrive: “Grande Sinner”. Sinner, però, il ladino non lo parla (non ci risulta almeno). “So de Ladinia”, invece, si distingue, per essere il feedback più simpatico e vale la pena citarlo. Ma il vero professionista del commento socialpatriottico è, però, un altro. Ovvero, quello che non sa di non sapere e ci dà dentro di cultura (riportiamo testualmente): “Da quello che sento è Austriaca meglio che gareggia con l’Australia”. Una laurea honoris causa in antropologia linguistica per il signore, presto!


Il vero problema è che questa gente vota”, si dice spesso. A parte che, con ogni probabilità, visti i trend elettorali, manco ci va a votare. E poi, in realtà, non solo vota. È il vicino d’ombrellone al mare, il genitore dei bambini con cui giocano i nostri figli, il barista che fa il caffè al mattino, l’insegnante delle nostre scuole e, con ogni probabilità, pure qualche stimato professionista. Insomma, c’è un po’ di tutto dentro questa massa inerme di persone che si è degnata di scrivere certe cose senza, minimamente, andare a vedere chi è Nicol Delago, da dove viene e se quel giorno avesse fatto altre interviste.


La sciatrice trentenne è nata a Bressanone ma è originaria di Selva di Val Gardena, un comune in provincia di Bolzano dove la prima lingua non è evidentemente l’italiano, non è il tedesco, ma è il ladino. Secondo l’ASTAT, che è l’Istat sudtirolese, l’87,18% dei suoi – pur pochi – 2.630 abitanti sono di madrelingua ladini. Comune per comune, però, quest’idioma parlato per lo più in Trentino-Alto Adige e Veneto, arriva almeno a 40.000 individui (le stime sono incerte ma più o meno saremo lì se non sopra).

Il tricolore ladino: blu-bianco-verde
Il tricolore ladino: blu-bianco-verde

Il ladino è tutelato dalla nostra Costituzione in quanto minoranza linguistica, ed è per questo

che la Rai di Bolzano ha una struttura di produzione interna dedicata a questa lingua. Ciò, però, non significa che Nicol Delago non sappia parlare italiano. Anzi, se si sentono altre interviste – pure dello stesso giorno – ha lessicalità e fluidità identiche a quelle di un madrelingua italiano (questo sconosciuto, fra l’altro). Non solo, fra le altre parla, ovviamente, tedesco e inglese.


E di fatti, nel ciclo di interviste a margine della vittoria, parlerà anche italiano e inglese. Solo che nessuno si ferma più al sapere prima di parlare. “Ho visto questa con la maglia azzurra che parla una cosa che non capisco ma che mi sembra abbastanza tedesco”, pensa l’utente medio. E allora via con l’insulto che sennò prudono le mani, Che poi, quale sarebbe stata la colpa di questa ragazza? Aver risposto nella stessa lingua in cui gli è stata fatta una domanda?

Diffusione del ladino in Italia
Diffusione del ladino in Italia (wikipedia.org)

La verità è che, purtroppo, in Italia non riusciamo a fare i conti con le diversità. Ce ne appropriamo quando ci fanno comodo e le allontaniamo quando non seguono il nostro tornaconto. Molta politica è intervenuta sulla questione Delago, anche in ottica speculativa, ma non è questo il punto. Il punto è che dentro di noi, dalla Val Gardena fino a Pachino, abbiamo, nel profondo, questo sentimento d’avversione verso ciò che non sentiamo come a noi più prossimo. Quello delle Alpi è un crucco e il calabrese è un terrone. Non, purtroppo, in senso goliardico. La pensiamo così, e tanto ci basta. Poi diciamo che “diverso è bello” e ci siamo lavati la coscienza. Ma non ci accorgiamo che, insultando una sciatrice alla sua prima vittoria, insultiamo in realtà un’intera popolazione che, già di per sé, ha un rapporto storico complicato con quella che noi chiamiamo affettuosamente Italia. E allora, forse, non resta che vergognarsi un po’ e, per una volta, chiedere scusa. Guardatelo, vi ripetiamo, il video di Delago sul podio, vi sentirete meno italiani di lei.


Di Andrea Lattanzi


Questo articolo è distribuito in licenza creative commons: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/

 
 
 

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