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Per piazzare Perego candidato sindaco a Milano serve l'ok di La Russa. Forza Italia punta sul figlio Geronimo

2 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min



DAL NOSTRO "INVITATO"

Montesilvano (PE) - "Entro ottobre il candidato sarà ufficiale e spero e conto che sarà Matteo". Il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, ha scelto il palco di Azzurra Libertà per annunciare che, nella corsa a sindaco di Milano, il nome forte di Forza Italia è Matteo Perego di Cremnago. "A Milano serve un cambio di passo su sicurezza e verde urbano. La mia sfida parte da qui", risponde lui rivolto alla folla di giovani forzisti che applaude e lo incita al grido di "Matteo-Matteo".


La corsa a tre - Già deputato e oggi sottosegretario alla Difesa, il 44enne Perego - "Il Peg", per gli amici storici - si inserisce così nella rosa di papabili candidati indicati dai partiti del centrodestra. La Lega, infatti, insiste su Silvia Sardone, mentre Fratelli d'Italia e Noi Moderati da tempo propongono Maurizio Lupi. Una matassa difficile da districare, che va avanti da mesi e che oggi vede spuntare un nuovo capitolo. "Si tratta di una corsa a tre", l'ha definita il presidente del Senato Ignazio La Russa che, da milanese di lungo corso, cerca di recitare il ruolo di king maker nella scelta del candidato a Palazzo Marino. Manca poco alla fine della legislatura e potrebbe essere una delle sue ultime battaglie per incidere ancora negli anni a venire.


Il ruolo di La Russa e del figlio Geronimo - Nelle ultime ore, proprio La Russa, ha mandato qualche frecciata a Forza Italia in seguito all'annuncio di Perego. "Se ho capito bene, è stata individuata la strada di un candidato politico, negata fino a ieri da alcuni nostri alleati". Il riferimento va all'ipotesi civica sostenuta negli scorsi mesi da Forza Italia che aveva proposto, tra gli altri, l'economista Carlo Cottarelli. Eppure, nonostante le dichiarazioni di facciata, qualcosa sotto traccia tra forzisti e FdI sembra muoversi. Geronimo La Russa, uno dei figli del presidente del Senato, è infatti un amico di Perego. Non un amico qualunque, ma una persona che lo conosce nel profondo. E pare che, secondo i forzisti più informati, Geronimo abbia lavorato sotto traccia per convincere il padre a convergere a sua volta su Perego. Un funzionario lombardo del partito di Tajani si sbilancia ancora un passettino più avanti: "Si sono già incontrati ed è solo questione di tempo".


Perego, la gallina e l'incontro con Marina Berlusconi - Le punzecchiature di La Russa a Forza Italia, quindi, sarebbero più tattiche che di sostanza. Un modo per mantenere una certa equidistanza fra i membri della coalizione e per non innervosire troppo la Lega che è convinta di aver trovato in Silvia Sardone l'ariete per sfondare le certezze del centro sinistra. E a chi fa notare a Tajani che l'inquilino di palazzo Madama ha anche detto che il nome di Perego "è stato già fatto da Crosetto e lui è arrivato secondo", il segretario di FI offre la sua lettura: "Vuol dire che hanno già capito che è un ottimo nome. E La Russa non è da meno". Ma Marina Berlusconi è stata informata della candidatura di Perego prima dell'annuncio o lui la vedrà dopo per capire le prossime mosse?. "È nato prima l'uovo o la gallina?", risponde sagacemente il sottosegretario alla Difesa che in realtà, ci viene raccontato sulla spiaggia di Montesilvano, avrebbe già avuto un incontro con la socia di maggioranza del partito, ottenendo il suo benestare. D'altronde, l'amicizia di Perego con Luigi Berlusconi (ultimo figlio del Cavaliere), è tutt'altro che un mistero. E male, a livello di curriculum, non fa. "Con Majorino ce la giochiamo, con Calabresi no". E' quello che mormorano molti forzisti in vista della sfida cittadina. Nel frattempo il campo largo dovrà capire se risolvere la questione primarie per Milano. Da quanto si dice, Calabresi non le vuole fare mentre Majorino, forte del sostegno del Pd, si. L'unico problema è capire se i centristi (che apprezzano Calabresi) voteranno Majorino o si sposteranno sul Peg.


Sicurezza, droni e alberi ovunque: la ricetta di Perego per far tornare Milano un posto in cui vivere - "Io non voglio fare polemiche con Sala ma in questi anni alcune cose non sono state fatte", spiega nel retropalco di Azzurra Libertà. Acclamato dai giovani del partito (la tre giorni è nei fatti il loro festival) come il candidato già scelto dalla coalizione, Perego nella sostanza parla proprio come se lo fosse. "Milano ha un enorme problema di sicurezza e noi intendiamo risolverlo aumentando il numero di agenti e pagandoli di più". Uno dei crucci più grandi delle forze di polizia nelle grandi città italiane, infatti, sta diventando che gli agenti, appena possono, chiedono il trasferimento in paesi più piccoli dove il costo della vita sia sostenibile dai loro stipendi. "Per il rinnovo dei contratti forze dell'ordine e delle forze armate - racconta - tra il 2022 e il 2024 abbiamo messo 1,4 miliardi. A Milano intendiamo agire nella stessa direzione". Ma secondo l'ex-manager di Armani - "Entrato da stagista a 250 euro al mese e finito Coo in Brasile e India", ama ricordare - serve uno scatto tecnologico. "Perché non usare droni nei parchi o agli incroci delle strade in modo da tutelare i nostri cittadini?", si chiede.


Ma secondo Perego non esiste sicurezza senza vivibilità urbana. "Milano è stata troppo cementificata, dobbiamo piantare più alberi, mettendo in sintonia privato e pubblico nella tutela e crescita delle aree verdi". A chi gli fa notare che sembra il programma della prima giunta Sala, replica secco: "È totalmente inutile piantare gli alberi se li abbandoni a loro stessi, dobbiamo trovare una nuova armonia urbana". Nel frattempo, trovare armonia anche nel centrodestra per definire il candidato a Milano non sarebbe poi così male.


di Andrea Lattanzi



 
 
 

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